Cosa si intende per antiriciclaggio?

Il concetto di antiriciclaggio riguarda un complesso di strategie, leggi e regolamenti volti a impedire il cosiddetto riciclaggio di “denaro sporco”. Con questa espressione ci si riferisce alla possibilità che il denaro ottenuto tramite attività illecite, come il traffico di stupefacenti, il terrorismo o la corruzione, venga reimmesso nel sistema finanziario con un’apparenza di legalità. Questo processo di “pulizia” del denaro mira a nascondere le sue origini criminali, complicando la tracciabilità delle attività indebite. Pertanto, le misure antiriciclaggio sono determinanti per mantenere l’integrità e la stabilità del sistema finanziario globale, oltre a costituire un deterrente significativo per le organizzazioni criminali e i finanziatori del terrorismo.

1. Quando si attiva l’antiriciclaggio?

L’attivazione delle procedure antiriciclaggio avviene:

  • in presenza di transazioni di grande entità prive di una chiara giustificazione economica o legale,
  • in caso di comportamenti finanziari insoliti o sospetti.

Queste pratiche sono implementate in una vasta gamma di contesti, inclusi transazioni bancarie, investimenti, acquisti di beni di lusso e transazioni immobiliari. Perché scatta l’antiriciclaggio? La necessità di tali misure scaturisce dalla volontà di intercettare e impedire il flusso di denaro derivante da attività criminali verso il mercato legale.

1.1 La normativa sull’antiriciclaggio

Le origini del fenomeno dell’antiriciclaggio si possono far risalire al 12 dicembre 1988 quando i Paesi membri del Comitato di Basilea per le regolamentazioni bancarie e le pratiche di vigilanza hanno firmato la Dichiarazione di principi sulla prevenzione dell’utilizzo del sistema bancario a fini criminosi e per il riciclaggio di fondi di provenienza illecita. Un complesso iter legislativo ha dato vita all’art. 648-bis c.p. tramite il D.L. 21 marzo 1978, n. 59 poi convertito nella L. 18 maggio 1978, n. 191. L’art. 17 del Decreto Antiriciclaggio in particolar modo definisce una norma specifica sulle adeguate verifiche per i professionisti e i revisori contabili.

2. Adeguate verifiche della clientela: un pilastro dell’antiriciclaggio

La procedura di adeguata verifica della clientela rappresenta uno dei pilastri fondamentali delle attività di cui parliamo. Quali sono i tipi di adeguata verifica previsti in materia di antiriciclaggio? Ce ne sono tre tipi, ovvero l’adeguata verifica ordinaria, quella semplificata e quella rafforzata. Queste tre tipologie di verifica si differenziano in base al grado di rischio che possano sussistere azioni di riciclaggio e finanziamento al terrorismo.

La procedura prevede la raccolta di informazioni e documenti che attestino l’identità dei clienti, la comprensione delle loro attività economiche e la valutazione dei rischi di riciclaggio di denaro a essi associati. Le verifiche sono dettagliate e possono includere:

  1. l’analisi dell’origine dei fondi,
  2. il monitoraggio delle transazioni,
  3. l’identificazione dell’effettivo beneficiario delle operazioni.

Attraverso tali misure è possibile individuare e segnalare tempestivamente le anomalie alle autorità di vigilanza.

2.1 Quando scatta l’obbligo di adeguata verifica?

Generalmente l’obbligo di eseguire tali verifiche della clientela (KYC) sussiste in presenza di una transazione o prestazione professionale riguardante beni, utilità e mezzi di pagamento di valore pari o superiore ai 15.000 euro.

2.2 A cosa serve il questionario antiriciclaggio?

Si tratta di uno strumento essenziale nell’ambito della verifica della clientela poiché consente alle istituzioni finanziarie di acquisire una conoscenza approfondita dei loro clienti. Questo documento contiene domande specifiche riguardanti la natura dell’attività economica del cliente, le finalità delle transazioni previste e l’origine dei fondi. L’utilizzo del questionario è fondamentale per valutare il rischio di riciclaggio associato a ciascun cliente e per decidere il livello di monitoraggio e le misure di controllo da applicare. Inoltre, contribuisce alla costruzione di un rapporto trasparente tra l’istituzione finanziaria e il cliente, rafforzando la fiducia reciproca.

3. Esempi concreti di verifiche antiriciclaggio

A seconda del settore e della natura dell’operazione di verifica, si possono attuare diverse tipologie di azioni. Per esempio, nel settore bancario, prima dell’apertura di un conto corrente vengono richiesti documenti identificativi, informazioni sulla professione dell’utente e sulla provenienza dei fondi. Nel mercato immobiliare, agenzie e professionisti sono obbligati a eseguire diligenti verifiche sui loro clienti e sull’origine del capitale impiegato nelle transazioni. Analogamente, nel settore degli investimenti e delle assicurazioni, si effettuano rigidi controlli per prevenire il riciclaggio di denaro, inclusa l’analisi delle operazioni sospette e la segnalazione delle stesse alle autorità competenti.

4. GIB Italia Service, esperti in verifiche antiriciclaggio

Ci occupiamo di adeguata verifica della clientela ed effettuiamo valutazione dei fattori di rischio geografici su Paesi privi di efficaci sistemi di AML/CFT valutati ad alto livello di corruzione o altre attività criminose, Paesi soggetti a sanzioni e misure analoghe e Paesi che finanziano o sostengono attività terroristiche. Per qualsiasi informazione e per ricevere una consulenza personalizzata, non esitate a mettervi in contatto con noi.